Un polo, alla sinistra del PD per un’opposizione vera

Il risultato complessivo di queste elezioni regionali non è positivo. Le disavventure giudiziarie di Berlusconi e dei suoi accoliti, la vicenda del decreto salva-liste, il contrasto con la magistratura, oltre alla condizione acuta di crisi in cui versa il paese, facevano sperare in un risultato diverso.

Quando si sono diffusi i primi dati sull’aumento considerevole dell’astensionismo tutti abbiamo sperato nella riconferma, anche in Italia, di quanto avvenuto in Francia, dove il centro-destra è stato così duramente penalizzato. Ed invece questo non è avvenuto. L’astensionismo si è distribuito trasversalmente, il che sta a dimostrare che nel caso italiano, a differenza di quello francese, il disagio sociale indotto dalla crisi alimenta una protesta e una delusione che si rivolgono anche nei confronti dell’opposizione.

Alla fine, il centro-destra ottiene un risultato importante conquistando Piemonte, Lazio, Campania e Calabria. Su questo successo del centro-destra, che inevitabilmente rafforza il governo, converrà riflettere. Stando ai dati, non si tratta di un successo improvviso, il segno di una ripresa della destra nel paese. Dalle europee in poi, il PdL, anche scomputando i voti persi a seguito dell’incidente della lista non presentata nel Lazio, è generalmente in calo e la crescita della Lega nord (che si consolida dovunque, allargando il consenso anche nelle regioni rosse e sfondando in Veneto e Lombardia) non compensa tale calo. Segni di incrinatura recente nel centro-destra (anche se limitati) quindi sono visibili, ma quello che fa la differenza è, da un lato, il trend di crescita di più lungo periodo (almeno dalle regionali del 2005) dello stesso centro-destra e, dall’altro, la dinamiche delle alleanze, derivanti in particolare dalla scelta di collocazione dell’UDC, che in Calabria e Campania è decisiva per il successo delle destre.

A tale proposito, è altrettanto vero che l’UDC ha svolto un ruolo essenziale anche nei confronti del centro-sinistra, consentendo allo stesso di vincere in alcune regioni. E cioè nel caso della Liguria (più che per le Marche, dove la sua presenza non era essenziale) e della Puglia (laddove, per la vittoria di Vendola, è stata decisiva la presentazione autonoma della coalizione guidata dalla Poli Bortone). A questa “centralità” politica dell’UDC non corrisponde, tuttavia, una sua crescita elettorale. L’UDC resta stazionario, sia rispetto alle precedenti regionali che alle europee ( rispetto alle quali subisce, all’opposto, una debole flessione), a dimostrazione che le dinamiche bipolari ne limitano, alla fin fine, le possibilità espansive.

Il centro-sinistra sconta l’indebolimento degli ultimi anni. Il confronto col 2005 non lascia dubbi: in questi cinque anni il ridimensionamento del PD non è stato è non poteva essere compensato dal rafforzamento dell’IdV. Nell’ultima fase, poi ( per intenderci dopo le europee), si conferma una sostanziale stabilità dello stesso Pd e una debole flessione dell’Italia dei Valori e questo – si noti – nel momento in cui le difficoltà del centro-destra sono state maggiori. A sinistra la novità sta semmai nell’affermazione in alcune regioni delle liste Grillo (Piemonte, Lombardia, e soprattutto Emilia Romagna). Un fenomeno che, con ogni probabilità, ha eroso una parte degli stessi consensi dell’IdV e che conferma una tendenza al consolidarsi di una posizione antiberlusconiana, venata da pulsioni populiste. Per converso, il risultato di SEL è considerevole in Puglia, ma l’effetto di traino sul resto delle regioni è debole e questo certamente condizionerà non poco il futuro di questa formazione.

In questo contesto, il risultato della Federazione della sinistra conferma la sostanziale tenuta nel centro-nord e una difficoltà al sud. Nel complesso vi è una flessione rispetto alle europee che, tuttavia, è inferiore a quella stimata nei sondaggi condotti a livello nazionale prima delle elezioni. In alcuni casi, poi, come Liguria e Umbria si raggiunge quel risultato o addirittura lo si supera. Le difficoltà che si riscontrano in alcune regioni come Calabria, Campania e in misura minore Lazio e Lombardia, riflettono, da un lato, la pressione crescente del bipolarismo che in questa campagna elettorale si è fatto particolarmente sentire, a maggior ragione dopo le recentissime vicende sul decreto salva-liste, ma certamente anche l’insufficiente radicamento di Rifondazione comunista e della Federazione. Ne è un esempio il caso Campano, dove queste componenti si sommano, impedendoci di beneficiare del disagio presente a sinistra per le scelte sbagliate operate dal centro-sinistra. E questo nonostante l’impegno del PRC e della Federazione nella campagna elettorale e l’eccellenza di alcune candidature. Se il bipolarismo agisce limitando i consensi ad una forza che si presenta autonomamente, va tuttavia segnalato che laddove questa presentazione assume una maggiore valenza perché interagisce con altre forze dando vita ad un polo alternativo ( come nel caso delle Marche) i risultati sono positivi.

Il risultato della Federazione della sinistra se quindi consente un consolidamento, e anche la riconquista di una serie di posizioni istituzionali, ripropone tuttavia la necessità del rafforzamento, a sinistra del PD, di un’opzione alternativa. Lo scenario che ci consegna il risultato elettorale, infatti, è quello di un paese in cui il deficit di opposizione consente alle destre di governare, in cui la protesta può anche assumere connotati ambigui saldandosi con l’antipolitica, in cui per rispondere alla necessità di contrastare la destra è necessario che si affermi un polo alternativo, essendo una opzione frontista moderata inadeguata a sostenere una efficace battaglia di opposizione.

Gianluigi Pegolo

Segreteria nazionale PRC

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