La Mini-scissione e la premura di fondersi

Sulla mini scissione dell’Ernesto non c’è molto da dire. Dal punto di vista della consistenza basta scorrere l’elenco dei sottoscrittori per coglierne l’effettiva portata, che resta molto modesta. Dal punto di vista delle motivazioni, essa risulta del tutto priva di credibilità. Pensare che oggi sia possibile ricostruire un partito comunista uscendo da Rifondazione Comunista e aderendo al Pdci risulta semplicemente ridicolo. Su questo sono d’accordo con quello che ha scritto Claudio Grassi su Liberazione, ma il mio accordo si ferma qui perché per il resto le argomentazioni contenute in quell’articolo non mi sembrano per nulla convincenti. L’errore fondamentale che viene attribuito al gruppo dell’Ernesto starebbe nel rinunciare all’unificazione fra i due partiti comunisti per percorrere la via dell’entrismo nel Pdci. Con ciò si creerebbe, fra l’altro, una fibrillazione nelle relazioni fra i due partiti e all’interno della Federazione. Una scelta improvvida, dunque. La tesi esplicita è che, invece, bisogna porre la questione dell’unificazione dei due partiti fin dal prossimo congresso. A me pare che con questa impostazione si finisca, di fatto, nel ricadere nello schema politico da cui muove la stessa scelta dell’Ernesto. E cioè quella secondo la quale la questione fondamentale sia oggi quella dell’unificazione di Prc e Pdci, a prescindere da cosa siano effettivamente questi partiti, della loro cultura politica, delle loro posizioni e delle loro pratiche. Nel caso dell’Ernesto tutto si risolve nel richiamo a una storia comune e al ritorno all’ortodossia. La stessa scelta di aderire al Pdci sarebbe motivata alla maggior sensibilità di questo partito al tema dell’unità dei comunisti, oltrechè dalla sua coerenza. Nelle posizioni di Grassi vi è una sorta di pragmatismo organizzativista: che senso hanno più partiti comunisti?…se ci unificassimo potremmo semplificare i problemi organizzativi… potremmo essere più numerosi …e via dicendo. Le cose non stanno assolutamente così. In primo luogo mi chiedo: se fosse vero che i due partiti sono così simili e che vi è un’evidente tensione unitaria, per quale motivo il gruppo dirigente del Pdci ha appoggiato in questi mesi l’iniziativa del gruppo dell’Ernesto? Erano del tutto sconosciute al Pdci le intenzioni scissionistiche di questo gruppo? Con che credibilità il Pdci può proporre al Prc l’unificazione e poi civettare prima e accogliere poi nelle proprie fila i promotori di una scissione dal partito fratello? Un minimo di chiarezza spetta a questo punto al gruppo dirigente del Pdci, ma anche a chi in Rifondazione comunista si fa paladino della proposta di unificazione.Ma veniamo alle questioni di sostanza. Dalle elezioni del 2008 in poi dovrebbe ormai essere chiaro che un’opzione comunista in questo paese per ottenere consensi ha bisogno di una rilegittimazione che va costruita sulla base di una capacità di innovazione e di fortissima connessione sociale. Non solo, essa ha bisogno di caratterizzarsi per la sua diversità rispetto al degrado della politica e la tendenza allo scivolamento in un tatticismo senza principi in cui i contenuti dell’azione politica finiscono con l’essere irrilevanti. Nasce da qui l’alleantismo senza principi e il tentativo di trovare una legittimazione nel governo anziché nel consenso sociale. Il tema che quindi va posto al centro della nostra riflessione è dunque questo: come ridare slancio oggi a un’opzione comunista, dimostrandone la sua attualità? Porre come centrale al prossimo congresso la questione dell’unificazione del Prc con il Pdci significa, invece, inevitabilmente mettere in secondo piano questa esigenza e privilegiare un approccio organizzativo. Significa dare per scontato che differenze evidenti fra Prc e Pdci, sul piano della concezione del partito, della politica internazionale, dei rapporti con i movimenti, delle relazioni con il centro sinistra, siano irrilevanti e quindi incamminarsi verso un’unificazione il cui esito più probabile sarebbe il ripiegamento sull’esaltazione dell’identità, da un lato, e sull’accentuazione di un profilo moderato, dall’altro. Né si può far finta di non vedere quali effetti avrebbe un’operazione simile sulla neonata Federazione della sinistra. Chi scrive ha espresso in più occasioni la propria insoddisfazione per come si è proceduto alla costituzione della Federazione. Mi chiedo tuttavia: si può ragionevolmente ritenere che abbia senso una federazione costituita per il 90-95% da un solo partito? Per inciso mi chiedo anche: se la Federazione muoveva dal riconoscimento che esistevano delle differenze che impedivano la formazione di un partito unico, cosa è cambiato da allora per spingere all’unificazione delle sue maggiori forze?Ho l’impressione che alla fine il processo a cui si pensa porti a un solo risultato: un nuovo soggetto meno credibile di quelli esistenti e, pertanto, esposto al rischio di nuove diaspore e la definitiva decomposizione di quel po’ di schieramento unitario che fino ad ora siamo riusciti a costruire. L’unica vera alternativa credibile è la ripresa di un percorso teso alla “rifondazione” del pensiero e di una pratica comunista sul quale tutti possano cimentarsi e confluire, ma senza l’ipoteca di unificazioni accelerate, e la costruzione di un polo di sinistra alternativa (altro grande tema che mi pare stia diventando sempre più urgente) sul quale far cimentare la neonata Federazione, liberandola dal paralizzante ostacolo di una gestione pattizia, priva di un’effettiva progettualità politica.

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30 commenti

  1. Chiediamo ai fisici che si impegnano inutilmente per ottenere la scissione dell’atomo a imparare dalla sinistra. E’ da più di un secolo che la pratichiamo, con le intenzioni più o meno nobili. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la destra al potere, i sindacati che litigano, i lavoratori che pagano, i disoccupati che si moltiplicano. Ahimè, sarò banale, ma la storia sembra che non ci abbia insegnato nulla. Vorrei che qualcuno mi spiegasse, possibilmente non in politichese e senza coinvolgere i massimi sistemi, la politica internazionale, la globalizzazione e il buco dell’ozono, le motivazioni di questa e di altre scissioni, passate e future. Ad esempio mi piacerebbe tanto sapere quale visione del mondo così diversa l’una dall’altra esprimono Diliberto, Vendola, Ferrero, Bertinotti e i compagni dell’Ernesto (è un bar?). Quali sono le differenze così insanabili da far decidere una scissione? Da semplice compagno e cittadino, constatato che non vogliamo più la rivoluzione d’ottobre, i problemi sono: il lavoro, la giustizia sociale, la scuola pubblica, la ricerca, l’università, la qualità della vita, l’ambiente, la spazzatura… Dico l’ennesima banalità. Problema: la spazzatura di Napoli o di Palermo. Esistono dei modi più rivoluzionari di altri per risolverlo?. Diliberto e Ferrero propongono soluzioni diverse? E l’Ernesto come inquadra questo problema, ritornando alle radici del marxismo? Vi prego, non facciamoci altro male!

    • la situazione politica attuale non da nessuna garanzia di cambiamento, se vogliamo essere ascoltati le forze riformiste di sinistra (prc, pdci e comunisti italiani ) devono incominciare a fondersi in un unica federazione e fare proposte costruttive sulla disocupazione giovanile, crisi economica, ecc.
      le elezioni del 2008 a sancito l’uscita dei riformisti dal parlamento italiano, è il nostro obbiettivo deve essere quello di rientrare per dire la nostra

  2. d’accordissimo con Pegolo…ma perche’ non lascimo andare per loro conto quelli del PDCI… noi altri compagni di strada li troviamo senz’altro…
    saluti

    • sì come quelli che hanno aderito a rifondazione in questi ultimi anni … ma li leggi i dati sul tesseramento? e li guardi i risultati elettorali? ma, scusa la domanda, cosa ti sei fumato?

  3. Ragazzi, che depressione.

  4. Sono pienamente d’accordo con il primo commento di Alfio. In Italia vi è il più alto numero dei partiti comunisti d’Europa. Tutti allo abando ognuno con la propria falce e martello che apparentemente si modifica in base a delle sottigliezze o principi di alcuni soggetti dei rispettivi cpn.
    Compagni tutti e subito! Dobbiamo creare massa critica, non dividerci fra noi. Di cose da fare oggi, per chi si definisce comunista, ce ne sono, anche troppe!

    Qui si rschia che anche i pochi compagni attivi sui territori si brucino politicamente andando verso derive vendoliane o peggio dipietriste.

    Pensateci!!

    • certo che compagno pegolo da che pulpito (a proposito scendi da quel palco che il congresso è finito!) ti metti a pontificare di una miniscissione … forse che la tua dipartita dal documento tre dell’ultimo congresso (con annesso incarico in segreteria) è stata una cosa politicamente importante? e smettiamola per fravore di dare valenza politica alla FdS in ispecie dopo quel finto congresso nazionale … ma chi cavolo crede di rappresentare?

  5. Ho spesso condiviso le analisi del compagno Pegolo, ma stavolta non mi trova d’accordo.

    In presenza del progetto Federazione della Sinistra, mi sembra improprio parlare di scissione, quando in effetti tutti i compagni continueranno a lavorare insieme.

    Si parla propriamente di scissione quando sono i gruppi dirigenti a lasciare un partito portando con sé pezzi importanti di organizzazione e per motivazioni che in genere con la politica e con gli ideali hanno ben poco a che spartire. Ultimo in ordine di tempo SeL.

    Questa vicenda mi pare invece che nasca dal basso, da quegli stessi militanti cioè che furono determinanti per l’esito del congresso e l’elezione dell’attuale segretario.

    Dopo 2 anni in cui tutto il partito aveva il preciso compito di trovare la strada di una auspicabile riunione richiesta non da gruppi o correnti ma praticamente da ogni residuo militante, le risposte tardano a venire e giustificano questa vicenda che è l’espressione di un malessere ben più profondo di una “scissione” che secondo me non esiste nei fatti. Questo malessere che da tempo investe tutto il corpo del partito è un segnale preoccupante ben oltre il numero dei compagni che se ne fanno carico, ma per la qualità degli aderenti e per le motivazioni che sono fondanti e non escono per niente, anzi ribadiscono la necessità storica della Rifondazione Comunista. L’esperienza negativa dell’Arcobaleno che regalò al coerente Ferrando (pur privo di una struttura adeguata) buona parte dei nostri voti, pare aver insegnato veramente poco.

    Se i gruppi dirigenti non capiscono questo, rischiano di isolarsi e spingere quello che per tutti rimane ancora “il Partito” (già segnato da una disaffezione spaventosa e da una continua emorragia di compagni verso l’area del disimpegno) verso una più o meno lunga agonia.

    Anche il PdCI non è immune da questi fenomeni. Perciò ritengo che solo un processo unitario gestito con umiltà e intelligenza riconoscendo e correggendo i rispettivi errori da ambo gli spezzoni di quella che fu la vera Rifondazione (prima del ciclone Bertinotti) può salvare e rilanciare un Partito organizzato e più forte di tutti i Comunisti compresi Ferrando, Turigliatto e i tantissimi compagni senza partito che da anni non aderiscono più a nulla e non rispondono ai nostri continui appelli.

    Sono passaggi difficili, ma dobbiamo tutti lavorare perché sfocino nella Ricostruzione di un solo Partito Comunista.

    L’allargamento a Sinistra è importante, ma senza un nucleo Comunista si risolverebbe in una mesta e inevitabile adesione alla struttura e alle idee del PD.

    Giuseppe Bellanova

    Cento (FE)

  6. Comunque i commenti del compagno Pegolo, depurati dagli insulti, contengono una grande verità. Il PdCi dovrà somigliare un po’ di più a Rifondazione e Rifondazione dovrà somigliare un po’ di più al PdCi. Noi che predichiamo l’unione col diverso, saremmo poco credibili se non praticassimo l’unione neppure col nostro eguale.
    Per stare insieme è necessario a tutti uno sforzo e un piccolo cambiamento possibilmente unendo il meglio di entrambi. La superiore capacità organizzativa del PdCi con la migliore gestione democratica di Rifondazione. Che in fondo è il nodo di sempre, mai sciolto in questi 20 anni. La migliore apertura di Rifondazione a tutte le classi sociali e ai movimenti, con la maggiore capacità di trasformare parte dei movimenti in militanti propria del PdCI.
    Il bertinottismo ha dato spunti magari interessantii, ma distruttivi o nel miglior caso inutili per la crescita di un Partito che di fatto ai movimenti ha dato tutto e non ha ricevuto in cambio nulla.
    Non è con l’ortodosia spinta che risolveremo le cose, ma arrivare a ridurci a “tendenza culturale” dentro una realtà che rigetta il comunismo e la Falce e Martello un giorno prima del voto è un crimine contro tutti i liberamente comunisti. Con questo, Fausto Giuda ha chiuso sia con Rifondazione che col PdCI senza possibilità di appello.
    Forse è questo il motivo etico che paradossalmente spinge i migliori compagni come io reputo quelli “eretici” ad aprire una linea di credito verso lo spezzone più ortodosso dei comunisti in Italia. Indebolire una Rifondazione all’8,4% fu certamente un gravissimo errore o forse di più. Ma col senno di poi, con tutto quello che si è visto, forse la colpa non stava tutta da una parte come abbiamo creduto per tanti anni. Oggi dopo il disastro del governo Prodi, il “governismo” ammorba più che mai i due partiti almeno nella stessa misura. La chiusura del dialogo con la base e la FdS calata dall’alto senza una discussione tra gli iscritti, non è meglio del “centralismo democratico”. Dove sarebbero dunque, non ieri, ma oggi, le differenze??? La polemca strisciante per cui alcuni giovani dirigenti cresciuti all’ombra del Bertinottismo, si dichiarano disponibili a rinunciare alla Falce e Martello, fa di loro dei comunisti del 2000 oppure li qualifica come un’altra “cosa” di occhettiana memoria?
    La storia si ripete una volta in tragedia e l’altra in farsa. Alla tragedia della Bolognina., opponiamo la farsa dell’Arcobaleno?
    Qui saremmo veramente e amaramente ridicoli.
    Compagni, non neghiamo l’innovazione e la lettura dei tempi per attrezzarci alle giuste risposte, che è il miglior prodotto di 20 anni di Rifondazione. Ma a nessuno di noi è concesso abbandonare la retta via del comunismo. I due termini, come nel 1991, descrivono le due azioni necessarie e indissolubili del nuovo partito comune.
    Giuseppe

    • caro beppe io da ferrara sottoscrivo in pieno tutto quello che hai scritto e ti auguro un buon lavoro a cento

    • Volevo solo leggere, ma leggendo ho capito che , non posso, non esprimere la mia meraviglia per le analisi profonde e il pensiero fertile che vedo in questo post,
      sento, descrivere la differenza tra l PRC e il PDCI come:
      “”””la superiore capacita organizzativa del PdCi con la migliore gestione democratica di Rifondazione. Che in fondo è il nodo di sempre, mai sciolto in questi 20 anni. La migliore apertura di Rifondazione a tutte le classi sociali e ai movimenti, con la maggiore capacità di trasformare parte dei movimenti in militanti propria del PdCI””””
      e mi viene da domandarmi, in che cosa l compagno Giuseppe, intuisce o vede la superiore capacità organizzative del PDCI quando a Genova dove io abito e faccio militanza, vedo che non hanno una sede, un anno fa, avevano una sede e l’hanno persa a vantaggio di quelli di rizzo”Sinistra Popolare” che sono scappati co la cassa, avaveno un uomo di punta Tirreno Bianco, che non essendo passato alle elezioni regionali, se ne andato con SEL, sperando in una poltrona migliore, a livello regionale hanno un assessore ai trasporti(ENRICO VESCO) sempre in lite con i lavoratori dell’azienta di trasporto pubblico, e con tagli ai treni pendolari da provare vergogna a livello nazionale , abitano in casa nostra, potrebbe il compagno Giuseppe, spiegare meglio quello che voleva dire? o non è ll caso di dire, che i compagni dell’Ernesto Hanno fatto sicuramente male, ma IL PDCI ha fatto più male ancora , prenstando il fianco agli scisiionisti, mentre con noi voleva fare il partito unico dei comunisti?
      si può andare in casa dell’amico a prendere il caffè, e quando questo si allontana per prender lo zucchero, gli si insidia la moglie?
      questo ha fatto diliberto, Bene fa Pegolo a dire RIFONDAZIONE ,RIFNDAZIONE, RIFONDAZIONE. perchè se gli alleati sono poco affidabili. non ti puoi mettere assieme,e poi nei territori, siamo molto diversi, loro governisti all’ennesima potenza, noi meno, a Genova , non siamo daccordo su niente, come faccio a sposarmi con chi, ha un altro proggetto di vita? E QUANDO SONO ANCHE SCORRETTI,

      • Il problema di chi salta da un partito all’altro è verissimo, ma, ahimè, contagia anche noi di rifondazione. Un nostro candidato alle ultime regionali in Sicilia, dopo avere speso, si dice, 70000 euro per la campagna elettorale e non essere stato eletto, si è candidato alle successive Provinciali a Catania con il PD, riuscendo eletto. Sembra che ci sia un virus, la cui punta dell’iceberg è il berlusconismo, che contagia tutti. E’ veramente dura vedersi rodere i consensi, rimanere impotenti, e accontentarsi del pochi ma buoni.

    • Dimenticavo un altra chicca, del mirabile pensiero del compagno Giuseppe.””””””
      “””Forse è questo il motivo etico che paradossalmente spinge i migliori compagni come io reputo quelli “eretici” ad aprire una linea di credito verso lo spezzone più ortodosso dei comunisti in Italia.”””””
      Che paroloni “lo spezzone più ortodosso dei comunisti in Italia” ma Giuseppe quanti anni ai? e nel segno dell’ortodossia, che nel 1998 hanno fatto una scissione? vedo che te la prendi con FAUSTO GIUDA ma Diliberto l’ho è stato prima di Bertinotti, ed è nel rigore ideologico, per la purezza dell’0rtodossia che ha appoggiato un governo che ha le mani sporche del sague Jugoslavo? e per eccesso di ortodossia, che si è bomardata la serbia, almeno, rifondazione non è entrata in quel governo scellerato, e l’ultima rifondazione, proprio sulla guerra(tURIGLIATTO) HA FATTO CADERE PRODI.

  7. Il pesce puzza dalla testa

  8. E’ solo ricerca di soddisfazioni personali mascherata da una pseudo cultura radicalscic.
    ESTREMISMO, MALATTIA INFANTILE DEL COMUNISMO.

    Claudio

    p.s.

    Pensiamo di più e solo ai bisogni reali della gente vera che lavora per sopravvivere.

  9. Compagno Pegolo,
    concordo pienamente con la tua analisi. A mio parere il problema vero è capire perhé non ci votano più neanche gli operai che hanno detto no a Marchionne come in genere tutti coloro che noi abbiamo difeso pur con tutti i ns limiti e non uscire da un partitino per entrare in” niente”. Tutte mosse dettate dalla disperazione di dirigentucoli mediocri per non dire di peggio, gente che contribuisce a distruggere ogni rimasuglio di credibilità. A noi purtroppo manca la forza per cacciarli. Si può cadere dal fondo?
    Un saluto
    Beniamino

  10. Mini cosa? Non è una scissione è uno spostamento che
    avviene all’interno di un contenitore che avete voluto e dove vi siete nominati tra di voi (su quali basi di fratellanza non si sa) senza un congresso. Prima o poi dovrete pur venire a patti con le conseguenze di questo artificio.

  11. bel blog, e bello articolo, quello sul manifesto, bene argomentato e stigmatizzato, è bello anche vedere e sperare, che rifondazione, sia rafforzata, ed abbia una lunga vita,vi visiterò ancora e se posso cerco di dire la mia, che è la mia opinione personale anche se mi firmo come appartenente al circolo Bianchini di Genova, lo faccio perchè destesto l’anonimato.
    comunque sono abbastanza in sintonia col circolo, e siamo disperati. per la deriva ondivaga, e senza identità del nostro partito, perchè per poter parlale con gli altri io devo sapere chi sono, a Genova abiamo tantissime difficolta, per presentarsi al pubblico, perchè, noi siamo fuori dalla giunta Vincenzi, ma i nostri partiner,(PDCI) no, noi siamo contrari alla Gronda (cosi come è stata prspettata) e il PDCI no, noi siamo contrari all’inceneritore a scarpino, e il PDCI con l’assessore SENESI, e favorevole, quindi abbiamo li lingua legata, come possiamo con una mano promettere ai vari comitati che stiamo con loro se stiamo anche con chi, quelle cose le vuole?

  12. Il problema come si vede anche dagli interventi, che rispetto anche quando sono fortemente critici, è che oggi dopo il massacro che è stato per noi comunisti (tutti) il governo Prodi le condizioni che segnavano una netta differenza tra Rifondazione e il PdCI sono mutate radicalmente. A parte le sfumature locali, abbiamo fenomeni virtuosi e fenomeni di turpe governismo sia in un partito che nell’altro. E sono trasversali anche ad ogni età e formazione. Se io personalmente decidessi di seguire i compagni dell’Ernesto in cui mi sono riconosciuto fino ad oggi, in questa vicenda, lo farei portando nel PdCI tutta la mia carica innovatriìce di Rifondatore. Se viceversa qualcuno dal PdCi facesse il cammino inverso, lo farebbe portando il suo contributo di maggiore concretezza.
    Abbiamo parlato per anni di “contaminazione” coi movimenti e proprio noi che abbiamo seguito Bertinotti su questo terreno ci scandalizziamo per un po’ di contaminazione tra compagni???
    Pure io credo che l’errore del PdCI di interrompere il cammino crescente della Rifondazione sia stato il più grave della nostra storia. E anch’io li ho giudicati per anni un pugno di dirigenti poltronari e Giuda opportunistii collaterali ai DS. Ma oggi, con tutti gli Arcobaleni che abbiamo visto sorgere e morire all’orizzonte, mi trovo a riflettere su questo giudizio parziale, e certamente incompleto: tra quei dirigenti forse ci siamo dimenticati di includere chi ha condotto e minato alla base il partito per tanti anni fino a portarlo allo stesso approdo distruggendone il bene più prezioso. La verginità politica che raccoglieva fiducia e simpatia nei nostri confronti ben oltre i limiti del nostro Partito. Oggi siamo di fronte a chi riconosce i propri gravi errori e cerca di porvi rimedio, e a chi a 2 anni da un congresso sofferto dai gruppi dirigenti, ma chiaramente vinto dai militanti che non vogliono chiudere col comunismo e con la sua storia gloriosa, a chi dicevo tende ancora pericolosamente verso i recenti “errori” di un Fausto Giuda per niente pentito che a pochi giorni dalla crocifissione del Partito pretende di fare ancora parte degli apostoli. In questa fase, in pieno stile rifondatore, sembra più credibile la “Maddalena” .
    Seguendo un ragionamento più cinico, può anche darsi che la partita in corso si possa leggere come una battaglia per la sopravvivenza dei rispettivi gruppi dirigenti. Ma una tale eventualità mi interessa assai poco. Dopo la vicenda Bertinotti, non faccio più il tifo per nessuno.
    Ormai Bertinotti e Vendola sono solo dei ricchi che giocano a far politica, con la stessa credibilità di un BeppeGrillo, di un DiPietro, di un Santoro o di altri personaggi che il mercato politico periodicamente produce per intercettare o sputtanare i nostri voti verso la disaffezione.
    Questo è il vero problema che dobbiamo combattere: il leaderismo, l’uomo della provvidenza. Per troppo tempo ci siamo colpevolmente disimpegnati sperando che bastasse un Bertinotti di turno a fare ciò che a noi non riusciva sui territori.
    Leggetevi un Paolo Barnard se volete analizzare meglio e con parole più appropriate delle mie questo fenomeno che sta rischiando di cancellarci (tutti) dalla scena politica e quel che è più grave, lasciare il popolo dei lavoratori di ieri di oggi e di domani (non mi piace distringuere tra “attivi”, “pensionati” e “studenti”) senza una rappresentanza nei luoghi in cui con noi o senza di noi comunque si decide delle loro (nostre) vite.
    Io personalmente sarei per un Congresso congiunto che sancisse la ritrovata unità dei comunisti senza escludere Ferrando e Turigliatto, prima che una frettolosa FdS si trasformi paradossalmente da incubatrice in bara per tutti i comunisti.
    Non fraintendetemi, questa casa costruita a partire dal tetto non la voglio demolire, anzi voglio darvi solide fondamenta (ovviamente comuniste).
    Hasta la victoria siempre,
    companeros.

  13. Caro Carlo di Genova,
    come vedi, le situazioni locali sono le più variegate.
    Ciò che denunci tu a Genova, vale per me a Cento dove da anni vedo morire il circolo giorno per giorno.
    Ormai, glorie e miserie morali o materiali sono comuni ai due???? partiti.
    E se non tentiamo di riunirci, il destino è segnato per entrambi.
    Occorre fare appello a tutta la nostra intelligenza e tolleranza di comunisti, se ancora crediamo di poterci ritenere tali, perchè la sfida è di quelle mortali e quando si lotta per la sopravvivenza, non si annusano le ascelle dei propri compagni.
    La forzatura dell’Ernesto, va in questa direzione. Dare una scossa ai gruppi dirigenti di Rifondazione ancora molto dubbiosi sull’unità.
    Farei un’offesa all’intelligenza del compagno Ferrero, se lo ritenessi incapace di cogliere il preoccupante malessere che attraversa tutto il partito e non solo i compagni più colti e sensibili che questo malessere denunciano senza reticenze.

    • PER GIUSEPPE.
      Ho apprezzato la pacatezza, e cerco di usarti lo stesso trattamento, con la simpatia, verso la tenzione ideale che sembra governarti, ma pur non dovendo annusare l’ascelle ai compagni vicini, una considerazione va fatta, quando c’è una guerra, sai che ci sono degli abusi, e poi perchè la guerra(tutte le guerre) abbia fine, ci vuole necessariamente, la resa dei conti, come è stato in tutte le guerre e come sarà sempre, l’Arcobaleno, è stata una operazione devastante, ma mi pare che Rifondazione, ha tentato riuncendoci in parte a fare una resa dei conti, (anche se in modo esmplare) mettendo alla porta Bertinotti, anche se alcuni dicono che se ne è andato da solo , noi sappiamo che lo abbiamo messo alla porta mettendo alla porta il suo delfino (Vendola) il PDCI dopo non aver avuto una resa dei conti con un segretario che ha le mani sporche del sangue della JUGOSLAVIA, non ha saputo fare chiarezza, neanche sull’Arcobaleno, e da quella battaglia Diliberto ne è uscito indenne, io non voglio sentire le ascelle di Diliberto ma non considero un compagno, chi vuole continuare a fare il generale dopo che ha sporcato la storia dei comunisti bombardato la Serbia, quindi prima il PDCI faccia pulizia in casa propria poi ne parliamo,
      C’è un altra cosa che ti sfugge, che è legata alla prima, e prende in considerazione se è vero o no che i compagni dell ‘ERNESTO vogliono fare una azione dimostrativa solo per imprimere una accellerezione al dibbattito sulla riunificazione,o piuttosto è la continuazione di una malattia endemica questa si, strasversale, e ch’è il narcisismo, la voglia di essere prime donne, la voglia di rinunciare ad essere principi di un grande paese, per diventare RE di un piccola contrada, e la storia dei compagni dell”ERNESTO sembra essere proprio questa, preciso che so benessimo che questo comportamento non è solo di alcuni ma purtroppo di molti, ma questa non può essere un alibi.
      tu sai e noi sappiamo, che due anni fà si è tentato la stessa cosa con “COMUNISTI UNITI” ma non è riuscita, sai anche che all’untimo congresso si è giunti dopo che sono andati via soggetti importanti che per sintetizzare dico solo, FERRANDO E TURIGLIATTO, lasciando per terra molti orfanelli, questi ,in quel deserto, si accordarono tra deboli per farsi forza, ma essendo tra loro incompatibili, si dividero subito dopo, voglio dire che all’ltimo congresso, abbiamo assistito, ad un matrimonio, tra disuguali, infatti nella terza mozione, c’èrano, i discendenti di Ferrando, (Marco Veruggio per tutti) e i discendenti di Cossutta, Giannini e forse Pegolo che mi perdonerà dato che gentilmente ci ospita,ossia Stalinisti e Trotskjisti uniti, ma come tutti i matrimoni innaturali durano poco, e oggi dalla terza mozione abbiamo Tre correnti principali, SINISTRA COMUNISTA , L’ERNESTO, E CONTROCORRENTE, rispettivamente, PEGOLO, GIANNIN, MARCO VERUGGIO.
      Io credo che l’azione dell’ernesto si inscrive più in questo filone, che nel nobile intendo di dare una spinta alla riunione, anche perchè l’alibi che Rifondazione ha esuaurito la spinta propulsiva, se fosse vere, non ne discenderebbe che invece, il PDCI non avendola mai avuta c’è abbia ancora, quindi io credo che la malattia del nostro partito, sta nel leaderismo, nel non sapere governare il partito, in modo colleggiale, io ho qualche anno, e mi ricorda la pluralita di soggetti nel vecchio, PCI, una pluralità, con la stessa dignità, di personaggi come Paietta, Ingrao, Napolitano,Macaluso, Berlinguer e potrei continuare per ore, oggi quando parliamo di SEL ricordiamo solo Vendola, quando parliamo, del PDCI ricordiamo solo Diliberto, perchè i concorrenti il tiranno li fa fuori, ma per grazia” di dio” in rifondazione, non abbiamo un leader carismatico, e abbiamo splendidi ed onesti dirigenti che contano,l’uno quanto l’altro, incomincio, data l’ospitalità da PEGOLO, GRASSI, FERRERO,MANTOVANI, RUSSO SPENA , MASELLA e altri non meno importanti, ma quando pensiamo a Rifondazione non pensiamo a Ferrero, ma ad una pluralità di personaggi, un principe carismatico e mediatico l’abbiamo avuto ma ci ha portato alla sconfitta.
      cia e a rileggerti

      • Cari compagni, mi fa specie sentire parlare ancora di categorie primonocecentesche: stalinisti e troschisti. Ma veramente si vuole fare proselitismo, si vogliono diffondere le nostre idee, usando queste formule vuote? Le mozioni, le correnti, ma via… Siamo diventatti autoreferenziali. Ogni tanto diciamo che siamo contro questo o quest’altro, bruciamo qualche bandiera americana nelle manifestazioni, e intanto alle nostre spalle distruggono la scuola pubblica, licenziano, delocalizzano e noi discutiamo di correnti, di chi è più a sinistra, di fare le liste di proscrizione (Bertinotti si esaltava quando ci faceva guadagnare voti e si denigra quando ce li ha fatti perdere). Il capro espiatorio si trova sempre, basta calibrare il tiro. Prima è stato Garavini, poi è toccato a Bertinotti. Domani a Ferrero? Spero di no. La storia è fatta di damnationes memoriae, il nuovo (?) deve manifestarsi seppellendo il vecchio (?). Sarà l’età che mi fa parlare così, ma quando c’era il PCI, pur con il carisma di Berlinguer, le elezioni le pardeva o le viceva il partito, non il segretario. Molti della mia generazione sono stati comunisti non per Lenin o Stalin, ma per Gramsci o Berlinguer, non per il generale Tito né per Ceausescu, ma per dare una speranza di palingenesi all’Italia. Certo c’erano le correnti sotterranee anche nel PCI, ma si trattava di un grande partito di massa, non di una minoranza di bizantini che discute di ortodossia, che si accapiglia sulle molte tesi congressuali, che scomunica gli eretici, e intanto la storia ci sorpassa, ci travolge, ci polverizza. La storia si ricorderà di Berlinguer, di Napolitano, di Pajetta, ecc., di Turigliatto si conserverà forse una nota a piè di pagina in un rotocalco.
        Scusate lo sfogo

      • bel sestetto davvero, il primo e l’ultimo poi ti lo raccomando …

  14. PER ALFIO.
    Caro Alfio comprendo la tua amarezza, quello che comprendo meno, è lidea di questa modernità, per la quale, basta chiamare un evento , una situazione, con un nome nuovo, e la situazione diventa nuova, ti stupisci che su ho utilizzano espressioni del novecento ma dici, (o sei nostalcgico) di militare in un partito del novecento, ed allora, seguendo il tuo ragionamento, anche il partito deve cambiare nome,8O FORSE SCOMPARIRE) ed in questo,( se è questo che intendi) sei in buona compagnia, io appartango ad una categorie di persone che prescindono da come si chiamano i problemi, vedo se i problimi ci sono, e non mi curo di chiamarli col nome moderno, quando iO voglio rappresentare una collocazione diversa, o un modo di intendere certi comportamenti, se ad asempio voglio stigmatizzare, una tendenza a non allearsi mai con nessuno e per nessuna ragione, (leggi Ferrando), ed una tendenza invece contraria dovro avere dei termini di paragone storici per definirli? questo non vuole dire cercare capri espriatori, o avere poca considerazione di questi compagni, tutt’altro , cerco di rendelrli visibili e riconoscibili, ANCHE NELLA LORO DIVERSITà CHE CONSIDERO RICCHEZZA, tu avresti dovuto rispondere nel merito, quelle correnti da me indicate esistono o no? il fatto che la terza mozione era formata da soggetti eterogenei per storia e formazione è vera o falsa?
    dobbiamo ringraziare Berlusconi, perchè è un malato mentale, e se lo mandaremo a casa, sara per questioni di PILU come direbbe Albanese, non politicamente, diciamo che Berlusconi, si mandarà a casa da solo per delirio di onnipotenza, dico questo per dire, che, di comunicazione questo uomo se ne INTENDE, e alle scorse regionali tutti abbiamo visto quella liturgia a Roma dove i candidati riuniti giuraVano sulla costituzione, ed anche Bossi si è inventato un rito per consacrare una regione che non è mei esistita, (la padania) ma se l’è inventata, anche con l’aiuto DI RITI e liturgie più vecchie del novecento, la famosa ampolla dell’acquua del PO, la stessa chiesa pratica riti i funzioni da duemila anni e noi che abbiamo un patromonio di simbioli evocativi, ed ancora validi non avendo ancora assolto il proprio compito storico, prendiame le distanza e ci contorniamo, di innovazioni, (vergonabdoci del vecchio)l asciando sperimentate verità e strumenti di analisi ancora validissimi, concludo questo intervento, da dove ho iniziato, non mi piacciono le innovazioni, e le categorie del novecento sono ancora brulicanti di vita.

    • Nel frattempo però i simboli si sono caricati di nuove valenze. Non desidero certo buttare al mare tutti i simboli e tutte le categorie, ma cerco di distinguere. La parola comunismo evoca ancora il bisogno di liberazione dell’uomo. Ma altre parole ed altre categorie rimandano a ben altro. I riti pseudo totemici della Lega sono buoni per acchiappare gli allocchi, i riti religiosi di tutte le chiese (cristiane, musulmane, buddiste, scintoiste, ebraiche), pur con i dovuti distinguo, hanno la stessa funzione. A seconda di chi li usa possono essere anche rivoluzionari (teologia della liberazione) o addormentare le coscenze (ortodossia, fondamentalismi). Anche i dinasti nord-coreani si definiscono comunisti, ma a ben vedere il nome non corrisponde alla cosa, o mi sbaglio? Occorre allora ridefinire che significa essere comunisti oggi, nell’era di internet, della comunicasione in tempo reale, del consumismo di cui non sappiamo fare a meno, della richiesta di benessere che reclamano i poveri del mondo, ma anche i nuovi poveri. La mia insegnante diceva di appartenere alla media borghesia, io, facendo lo stesso suo mestiere, non so se mi posso definire proletario. Ecco una bella parola. I proletari di oggi sono quelli di cui si parla nel ‘Manifesto’?
      Un carissimo saluto.

  15. Oggi se dovessimo prendere ad esempio un proletario, credo che dovremmo scegliere Montezemolo.
    Infatti ha più figli lui che un operaio della Ferrari. E questo paradosso ci dà il senso della miseria in cui ci hanno buttato tutti i governi di centro-X.
    Oggi siamo sotto la soglia della riproduzione della forza lavoro, infatti quello che manca è una mezza generazione di giovani, generazione che noi ultracinquantenni di oggi non abbiamo come figli. Unica magra consolazione è che quel mio figlio che mi è stato negato, almeno non lo potranno sfruttare. Infatti sfruttano noi fino allo stremo.
    Molti si fanno ingannare dalla disponibilità di beni di consumo prodotta dalla tecnologia e dimenticano come si misura lq povertà e la ricchezza. Ricchezza figlia dello sfruttamento. Abolire lo sfruttamentio dell’uomo sull’uomo. Questo è il nostro credo, senza tanti giri di parole.
    Oggi molti sono narcotizzati dai molti giocattoli tecnologici disponibili a basso prezzo e poi litigano con il fine mese comprandosii pessimi maglioni o pessime scarpe dai cinesi, che quelle italiane di buona fattura e durata hanno i prezzi alle stelle, così come il pane e i generi di prima necessità.
    Appena ci serve una medicina o un dentista, o se arriva l’ora di cambiare una macchina ormai decotta, ci risvegliamo dal delirio di onnipotenza da supermercato e ci rendiamo conto di non farcela.
    E non riprendiamo ,la stantia tiritera che una volta eravamo formiche e oggi siamo cicale. In realtà non disponiamo di un reddito sufficiente, ne’ di un numero sufficiente di figli e nipoti per spingerci le carrozzine tra 20 o 30 anni. Vedi fenomeno badanti che comunque non sappiamo come pagare. Questo e non i conti dellINPS è il vero problema. Una società depauperata in modo brutale, che ci vede regredire alla condizione preindustriale, senza il salvagente costituito dalla terra e dai figli.
    Se nelle campagne del 3° mondo una pur durissima via di sopravvivenza si trova, nelle nostre città questa è impossibile se non si dispone di redditi ingenti.
    In questa barbarie da “Medioevo prossimo venturo”, non è in discusdsione solo la sopravvivenza del partito, ma pure la nostra sopravvivenza fisica, mentre aumentano gli stronzi che ci sfrecciano davanti con i fuoristrada pieni di “escort”.
    Non li invidio, ma questa disparità assoluta è ben più grave dei comportamenti “privati” del loro “campione” Berlusconi.
    Il Silvio nazionale ormai è come il papa: morto uno se ne fa un’altro. Non facciamoci illusioni. Questo cancro sarà ben difficile da estirpare.

    Giuseppe.

  16. E non diciamo, per carità cose non vere. Oggi che tutti i nodi vengono drammaticamente al pettine, i compagni storici faticherebbero anch’essi e non poco ad affrontare le battaglie attuali. Un caso per tutti. L’errore incredibile di Ingrao che uscendo con Rifondazione ci avrebbe dato una possibilità di giocaci la partita. Invece scelse (pur sapendo che in quel partito le minoranze non contarono mai nulla; vedi Manifesto, vedi ’68) di rimanere nel PDS. Mossa che neppure l’ultimo degli iscritti avrebbe fatto, conoscendo il partito dall’interno.
    Per non parlare del sindacato dei tempi d’oro che ogni volta invece cdi far pagare i “padroni” , presentava il conto di contratti e crisi aziendali all’INPS.
    Se i compagni di oggi riescono a risolvere le sfide che abbiamo di fronte, Nella situazione attuale, senza il sostegno di Mosca e con tutto il mondo contro, ebbene : “questi compagni saranno cento volte più bravi di chi li ha preceduti”.
    In merito a Ferrando, non dmentichiamo che ha resistito fino all’inverosimile, e anche Turigliatto. Non può esistere che un partito faccia fuori i suoi esponenti più coerenti solo per fare un piacere ad un alleato bugiardo e inadempiente come fu l’unione, dove la maggioranza si pulì il culo coi fogli del programma liberamente e democraticamente sottoscritto. Ricordo che dissi a Ferrero queste testuali parole: “Fino a quando ci faremo umiliare dal governo Prodi?”
    Grazie… Mastella.

  17. In merito all’Ernesto, che seguo con interesse da anni nella mia specificità di cane sciolto a vita, non merita un giudizio così severo e anche fuorviante.
    Ho conosciuto personalmente il compagno Giannini e devo dire che per spessore culturale e capacità di analisi non teme confronti neanche coi mostri sacri del nostro glorioso passato. Come non lo temono quei molti di quei “narcisisti” che come me si illudono ancora di poter capire e cambiare il mondo.
    L’Ernesto, senza togliere nulla agli altri compagni, si è distinto nell’ambito della nostra cultura di comunisti come custode e interprete dei nostri valori che appartengono a tutto il partito, anche nei momenti più bui del Bertinottismo.
    E se cercavamo un reame forse ci conveniva andare alla corte di Arcore, anzichè continuare a lottare ogni giorno a fianco dei nostri compagni nella FdS e nella FIOM.
    Se i compagni mi hanno eletto delegato RSU per la 3° volta consecutiva, ci sarà un perchè, caro compagno Carlo.

    • Grazie, compagno Giuseppe, per avermi preso in considerazione, vorrei precisare che sulla pagine su scritte, mi trovi consensiente, e si vede, che sei motivato, e sono convinto che io e te seduti a prendere un caffè, ci troveremmo d’accordo su tutto, mentre il mezzo, ci costringe a fare sintesi, e diamo per scontato quello che scontato non è.
      Io non volevo parlare male dell?Ernesto, e soprattutto del compagno Giannini che ammiro molto, come ammiro e sono amico,di Marco Veruggio, ma fotografare la situazione, per comprenderla meglio, non è denigrare, se entrando nel merito, dalla terza mozione sono nate subito dopo, mi pare 4 correnti, mi devo interrogare, e nella risposta ad Alfio ho accenato, che non c’èra intenzione di critica ma solo di interrogarsi, sopra se ho capito bene, tu hai sostenuto, che pur frequentando, l’Ernesto non ne fai parte, in quanto (se ho capito bene) se un cane sciolto, cosi ho capito, anche io non appartengo a nessuna corrente, e credo che la mallattia del nostro partito stia proprio nella proliferazione della correnti, precisando che non sono contro le correnti, in quanto oggi come ieri necessari, al libero dibbatito, sono però contrario alle correnti fatte sulle persone, ma non sono contrario a quelle sui contenuti, è difficile, non fare riferimento a categorie del novecento per parlare di questo, quindi io leggo, che nel partito bolscevico le correnti erano fatte sui contenuti, e di volta in volta si alleavano uno contro l’altro salvo, su un altro contenuto, assere d’accordo, con chi prima non eri d’accordo, io vedo che Trotskji, si è alleato di volta in volta con tutti come fece anche Stalin per citarn due, ma le correnti formate sulle persone, non sono arie di pensiero, ma cordate elettorali , caste, che si mutuano reciprocamente,( tu dai una cosa a me io do una cosa a te), e il famoso partito degli assessori mi ricorda questo, comitati di potere, che sono esiziali per qualunque partito, ma come è possibile (per fare un esempio) che io sia sempre d’accordi con Pegolo, o con Grassi o Ferrero?è impossibile, salvo essere della stessa cordata, con reciprci vantaggi, quindi io sono libero perchè non ho mai mangiato con la politica, e non prevedo di farlo in futuro, quindi voglio essere libero, di allearmi oggi, con Pegolo, perchè mi pare, voglia salvare l’ientità dei comunisti, dentro Rifondazione, ma vorrei dissentire damani, quando avrà idee che non mi trovano d’accordo.

  18. Io faccio il disegnatore progettista e quindi non vivo di politica.Da oltre 3 anni (38,5 di contributi) lavoro gratis grazie alla legge DINI prima e alla “scalinata” PRODI poi.
    Cazzo!!!!!non mi posso neanche incazzare col Berlusca. Chi me l’ha piantato nel posteriore sono stati i governi che per interposto Bertinotti ho votato anch’io!!!!!!
    Meno male che il Berlusca oggi è corso ai ripari e per poter fare peggio del PRODI, si è inventato un altro anno di lavori forzati senza neppure la maturazione dei conributi.
    Almeno adesso e dico finalmente , mi potrò incazzare anche col cavaliere.
    Ma a parte gli scoppiati militanti come noi, chi altri avrebbe potuto sostenere dei governi così dannosi per il popolo dei lavoratori di ieri, di oggi e di domani????
    A pensare che caduto Berlusconi il suo posto lo prenda un Bersani o un D’Alema, già mi tocco i coglioni in segno di scaramanzia. Scusate il “francesismo”.
    E la gente comune fa anche di più. Abbandona la politica e anche il voto.
    Così i demagoghi come il Berlusca possono cavarsela investendo meno denari per una vittoria più facile.
    Che fare??????????
    L’elettore medio è una “battona in cerca di protettore” . Figlio vigile, figlia infermiera, microappalto comunale per l’artigianetto locale, questo era il “piccolo voto di scambio” che induceva molti a servire alle feste de l’Unità in virtù di un do ut des. Oggi questo non c’è più e in Rifondazione e altri spezzoni, non c’è mai stato.
    La principale ragione per cui non siamo cresciuti,se vogliamo essere pratici, è questa. Altro che le presunte correnti (direi più spifferi date le dimensioni).
    Quindi siamo percepiti come un buon Partito, ma non in grado di offrire “protezione”.
    Senza sedi, senza soldi, con poche iniziative e pochi militanti, non offriamo un appeal sufficiente.
    Come quel bravo ragazzo che per andare in discoteca scende dall’autobus anzichè dal ferrari e sia pur bello, onesto educato e pieno di qualità, il 99% delle ragazze non se lo fuma.
    Il compagno Giorgio, che ogni giorno si sputa nello specchio dicendosi da solo che non è abbastanza comunista, sosteneva che è necessario il porta a porta per trovare i soldi a sostegno del Partito e che dovrebbero essere i circoli a finanziare la federazione e non viceversa. Grazie a Bertinotti, è uscito e frequenta il PMLI.
    Aveva ragione, ma dimenticava che se 10 anni fa un pensionato mi correva dietro per pagarmi 50.000 lire di tessera, oggi qualche tessera da 20 euro la pago io personalmente per quegli anziani che non se la possono più permettere.
    La crisi e un lavoro scientifico di demolizione ha devastato tutte le forme di autosostentamento del Partito. Ci stanno facendo fuori giorno per giorno, tagliando i fondi per la stampa, tagliando i rimborsi elettorali, tagliando i “presunti privilegi degli ex-parlamentari” guarda caso i nostri cacciati anche dall’Europa grazie a Vendola.
    Se penso che mi piaceva come parlava bene da vero comunista, quasi un maestro, e se penso a quel che ha fatto al Partito, uscendo proprio per le elezioni per fare il massimo del danno.Eppure, a sentirlo parlare ti devi legare all’allbero maestro come Ulisse. Per questo, sto rivedendo i miei aspri giudizi ultradecennali sui vecchi scissionisti. Fu tutta loro la colpa???? Se una volta ne ero certo, oggi non lo sono più tanto. Anzi ricordo le parole del vecchio segretario di Circolo, Bernardi , uscente col PdCI, e oggi fuori anche da quello. che in sostanza mi metteva in guardia dai compagni della Federazione di Ferrara con cui lui e quasi tutto il direttivo usciva sbattendo la porta.
    Caro compagno, oggi non è facile trovare soluzioni. Come ho già scritto sarebbe difficile pure per i nostri mostri sacri come Gramsci o Pajetta o altri del passato.
    Una stima fatta a spanne, dei denari necessari per rilanciare la Rifondazione, sarebbe di almeno 1 milione di euro per capoluogo di provincia. Chi ce li può dare?
    Per un minuto, concedimi di sognare:
    1 milione dal porta a porta.
    1 milione dal tesseramenrto
    1 milione dalla FIOM
    20 milioni da Evo Morales
    5 milioni da Lula
    25 milioni da Chavez
    10 milioni da Angelina Jolie
    20 milioni da George Clooney
    17 milioni da Putin
    e saremmo a 100 pari all’incirca al numero di province italiane.
    Non sto delirando, mi concedo solo un attimo di sogno ben sapendo che
    la realtà sarà un brusco risveglio.
    A proposito di Genova, ho ancora dei parenti che ci abitano. E poi, il giorno dopo la morte di Calo Giuliani, fui fra quei 300.000 che in corteo subirono la carica poliziesca alla Foce. ancora non so come feci a cavarmela, pura fortuna di essere fuggito dalla parte giusta. Il compano Giorgio, che era nadato avanti lungo il corteo, lo rivedemmo alla stazione Brignole dopo un paio d’ore, stravolto al punto che quasi non centrava la porta di ingresso. salvato dalla cattura perchè letteralmente strappato dalle mani dei “delinquenti in divisa” ad opera di alcuni compagni. Unica sua colpa, essersi chinato a raccogliere una bandiera di Rifondazione che tuttora conserva.
    Sfniti e impauriti, nell’attesa infinita di un treno per Bologna, crollammo letteralmente sulle gambe e ci sedemmi in terra. In lontananza udimmo numerose sirene. Non sapevamo che fosse la DIAZ.
    L’anno dopo feci una visita solitaria in piazza Alimonda il giorno dopo le celebrazioni ufficiali ( non avevano ucciso un giovane qualunque, ma uno che poteva essere il figlio che non ho mai avuto).
    La propaganda di regime in TV ebbe la meglio, ma in effetti avevano montato un film (le poche macchine incendiate sotto gli occhi dei poliziotti che non vedemmo intervenire, forse non appartenevano neppure a genovesi). Interi reparti non conoscevano la città e non sapevano neppure dove andare. Un “casino” certamente preparato.
    Chiudo con questi ricordi data l’ora tarda.

    Hasta la victoria siempre.
    Giuseppe.


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