Il partito di cui abbiamo bisogno

La scorsa settimana, su richiesta dei compagni del PRC, ho partecipato a due iniziative in provincia di Napoli, la prima nel comune di Visciano e la seconda in quello di Marano. Sono state due iniziative importanti. La prima era l’inaugurazione del nostro circolo. La seconda l’assemblea di presentazione della coalizione di sinistra, di cui il PRC e la FdS fanno parte, che si cimenterà nelle prossime elezioni amministrative. Sono state due iniziative molto riuscite. A Visciano una cinquantina di persone ha partecipato all’inaugurazione del circolo, fra cui il sindaco e il vicesindaco della coalizione di centro sinistra che guida il comune. A Marano in un’assemblea affollata (circa trecento persone) è stata presentata la coalizione di sinistra (FdS, IdV, SeL e liste civiche) guidata da una figura storica della sinistra locale, Mauro Bertini, sindaco per tredici anni di quel comune. Di questi tempi, con lo smarrimento che attraversa la sinistra e con l’indebolimento del nostro partito, iniziative di questo tipo sono certamente incoraggianti. Non è tuttavia per plaudire all’iniziativa dei nostri compagni che scrivo questo pezzo, benché il lavoro fatto sia stato sicuramente apprezzabile e certamente da valorizzare. Quello che invece mi interessa è riflettere a partire da queste esperienze su due nodi politici che mi paiono decisivi. Il primo riguarda il partito e il suo modo di essere e il secondo, strettamente connesso al primo, il messaggio che il partito vuole trasmettere alla società. Non penso che due esperienze pur positive risolvano nodi così delicati, ma è anche vero che spesso partendo da esperienze concrete si può indagare meglio una realtà complessa. E penso anche che se più spesso il nostro gruppo dirigente avesse un atteggiamento di attenzione verso le tante esperienze locali che si consumano nella disattenzione delle istanze nazionali, probabilmente potrebbe agire con più consapevolezza ed efficacia. Ma vengo ad alcune brevi considerazioni.La prima riguarda il partito, la sua fisionomia e il suo modo di agire. In entrambe le situazioni che ho richiamato sono i giovani che hanno un ruolo da protagonista, costruendo il partito o ricostruendolo, dopo scissioni e sconfitte. E’ una nuova generazione che sostituisce in parte la generazione precedente, quella per intenderci che ha dato vita al PRC. Non credo che sia un caso. Ci dice di due fatti che vanno tenuti in seria considerazione. Il primo è che in questi anni le vicende politiche, spesso complesse e pesanti, hanno contribuito non poco a logorare una generazione di militanti che avevano creduto nel PRC come continuità del PCI, ma che negli anni hanno viste deluse le loro aspettative, a seguito degli errori commessi, di cedimenti anche culturali, di tatticismi esasperati e di scelte poco comprensibili. Il secondo fatto è che, nonostante ciò, una nuova generazione si sta accostando  alla politica e in alcuni casi sceglie, pur in una società così degradata e povera di ideali, l’opzione comunista. Dovremmo indagare su questa ricerca d’identità che attraversa pezzi delle giovani generazioni. E’ certamente il riflesso dell’esigenza di uscire da una condizione giovanile in cui l’incertezza sul proprio futuro regna sovrana, ma anche probabilmente di una crescita culturale di massa che alimenta una domanda politica più ricca. A me pare, ed è questo il primo elemento degno di nota, che senza il ruolo di questa generazione sia difficile se non impossibile un’operazione di attualizzazione del comunismo e di rilancio del nostro partito.La seconda osservazione, sempre relativa al partito, riguarda il suo modo di essere. In queste due brevi esperienze ho riscontrato modalità del far politica, atteggiamenti, che per molti versi segnano una diversità rispetto all’esperienza fin qui fatta. Si tratta ben inteso di semplici segnali che però vanno colti. Quello che mi ha colpito positivamente è la capacità di coniugare l’idea di un partito militante con lo sforzo di essere presenti sulle problematiche sociali e al tempo stesso un atteggiamento fermo sui contenuti, ma anche con una capacità di dialogo. Insomma, una visione della politica matura non angusta, né politicista né moderata, e al tempo stesso né subordinata né settaria. Insomma l’idea di un partito che si colloca sul fronte del cambiamento, è presente nello scontro sociale ma si pensa come soggetto popolare, aperto. In questo senso specifico, se volete, con tratti simili a quello che fu il PCI, seppure nelle differenze evidenti rispetto a quella storia.La terza osservazione mi viene dall’iniziativa di Marano e dalla nostra partecipazione a una coalizione alternativa al PD. In sé la vicenda non è eccezionale, da altre parti parteciperemo a coalizioni alternative al PD. Quello che mi ha colpito in quest’esperienza è stato il suo carattere particolare. Da un lato, perché si assumono contenuti socialmente avanzati che in altri casi sarebbero – anche per coalizioni analoghe – fonte d’imbarazzo. Penso ad esempio, a uno dei primi riferimenti programmatici, e che quindi assume il carattere di indirizzo generale: l’assunzione di un’idea di cittadinanza aperta che rifiuta esplicitamente la discriminazione dei migranti, in nome di un’idea di governo che si fonda sull’inclusività e l’eguaglianza. Elemento veramente distintivo è però l’idea di un modello di autogoverno fortemente partecipato, e la volontà –più volte ribadita – di rompere la barriera fra governanti e governati. Qualcosa di più della “trasparenza” come pratica di governo. Questa idea permea il programma e ne caratterizza la proposta. Un approccio che punta esplicitamente a rompere la separatezza fra politica e società civile e che quindi si propone di far crescere una consapevolezza più ampia, anche oltre l’ambito ristretto dei partiti. Quello che voglio evidenziare è che questi tratti di una proposta politica locale possono essere assunti più in generale e rivestono per noi un particolare interesse  Mi spiego. In una società così atomizzata, in cui imperversa la destra perché la sinistra moderata non svolge un ruolo di opposizione adeguato, ma soprattutto perché manca un’alternativa; in una società caratterizzata da uno scollamento fra cittadini e istituzioni, con una delegittimazione crescente degli stessi partiti, i comunisti hanno poche strade percorribili per ricostruire una loro legittimità e uscire dalla marginalità. Quella fondamentale è esaltare la loro diversità, ma non ripiegando su uno sterile settarismo o un’altrettanto sterile esibizione di un’identità astratta, quanto praticando la costruzione tenace di una proposta alternativa, che deve fondarsi sulla costruzione di un polo autonomo dal PD, ma si noti bene, che non si esaurisce semplicemente nella sommatoria di alcune formazioni politiche. Infatti, se non vi è connessione con i soggetti sociali, l’attivazione della partecipazione, uno sforzo vero di connettere pratiche a contenuti, la semplice proposizione di un’alternativa di schieramento è poco significativa e alla fine non mobilitante. Questo per me significa costruzione dell’alternativa. In consonanza con un approccio gramsciano, si tratta in definitiva di un “processo molecolare”, che  quindi si attua a partire dai territori,  che investe sia il politico che il sociale e che si propone di promuovere una politicizzazione di massa. Dovrebbe essere chiaro che se non viene cancellata l’esigenza della  ricerca della mediazione politica, un approccio di questo tipo è però alternativo alle pratiche politiciste disinvolte con cui anche a sinistra si è risolto il problema della ricerca del consenso. Inoltre, è evidente in questa prospettiva l’esigenza di una ricollocazione coraggiosa dell’iniziativa sul terreno sociale. Lo stesso progetto di costruzione del partito passa, in ultima analisi, dall’assunzione di quest’orizzonte.Gianluigi Pegolo

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3 commenti

  1. Caro GianLuigi, concordo in toto sia per quanto riguarda il bisogno di un orizzonte politico in cui incrivere la pratica politica quotidiana sia l’idea che, forse saranno coloro che non appartengono alle formazioni politiche che hanno dato vita a PRC che potrebbero superare le fazioni che tanto hanno daneggiato questo partito. Non vewdo, però alcun cenno in proposito soprattutto nelle pratiche della FdS e non si capisce che fine farà! Intanto ti chiedo di fare di tutto per mobilitare tutti i compagni e compagne che conosci a Milano perchè mi votino:Possiamo vincere! Anita

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