La parabola di SEL

di Gianluigi Pegolo

L’intervista rilasciata alcuni giorni fa da Vendola al Corriere della Sera non costituisce l’ennesimo ballon d’essai, ma il punto di arrivo di un percorso politico che va considerato per quello che effettivamente è e cioè una proposta “organicamente moderata” che, peraltro, rimette in discussione la stessa collocazione politica di SEL. Vendola, infatti, indica una prospettiva che si incardina su tre obiettivi: la costruzione di una nuova forza politica con il PD, l’apertura alle forze di centro (segnatamente l’UDC) e infine, la vera novità, una revisione programmatica, all’insegna del superamento della concezione tradizionale del welfare, dietro la quale non è difficile scorgere l’idea della estesa commistione fra pubblico e privato. Che si sia fatta finalmente un po’ di chiarezza è positivo e non solo per quanti nel paese hanno guardato al fenomeno Vendola con grande simpatia, ma anche per quanti, nella stessa SEL, avevano manifestato più di una perplessità sulle posizioni del governatore pugliese, ma ritenevano che si trattasse di pure astuzie tattiche, scelte contingenti e quindi modificabili. Come interpretare queste posizioni? In primo luogo è evidente che il progetto politico di Vendola e quindi di SEL (perché è difficile pensare che SEL possa esistere senza Vendola) presuppone l’impossibilità della costruzione di una sinistra autonoma e, a maggior ragione, di una sinistra dal profilo radicale. Quello a cui si punta è l’assemblaggio di un’opinione pubblica democratica in cui coesistano orientamenti diversi. In ciò l’analogia con il pensiero veltroniano è del tutto evidente. L’unificazione con il PD è da questo punto di vista lo sbocco naturale. In questo disegno le primarie hanno un senso perché diventano lo strumento di selezione della leadership di un soggetto politico o di un soggetto politico in formazione. Non credo, però, che tutto si spieghi con l’esigenza di rimuovere le resistenze del Pd alla partecipazione di Vendola alle primarie, In realtà vale l’opposto: le primarie sono sempre state concepite in funzione di un aggregato politico ampio che oltrepassasse i confini della sinistra e che rispondesse ad una logica bipolare L’apertura esplicita all’UDC, ma ancora di più le dichiarazioni sul welfare, indicano con chiarezza che la costruzione di questo aggregato democratico, molto americano nella sua configurazione, richiede una notevole flessibilità e disinvoltura. Gli stessi contenuti possono essere plasmati con molta spregiudicatezza, per accaparrarsi il sostegno del moderatismo cattolico o per intercettare il consenso di settori compiacenti dei poteri forti. In questo contesto, le incursioni sui beni comuni o contro il politicismo del PD (molto più contenute quelle contro la guerra e non a caso) non fanno venir meno la sostanza di una linea che più ci si avvicinerà alle elezioni politiche, e a maggior ragione nel caso in cui si creassero le condizioni per un nuovo governo, evidenzierà la sua reale natura. Mi pare altresì evidente che questa impostazione rompe a sinistra. Ne abbiamo già avuto alcuni esempi nelle elezioni amministrative, ma mi pare che ora la tendenza sia sempre più chiara. Non si tratta solo del tentativo di eliminare concorrenti politici, ma anche della necessità, ai fini della costruzione di un progetto moderato, di liberarsi degli impacci che possono derivare da un rapporto a sinistra. Non credo, tuttavia, che questa linea premierà Vendola e tantomeno SEL. Vedo in SEL molto disagio. Fino a prova contraria chi abbandonò i DS perché insoddisfatto del loro moderatismo e in polemica diretta con la costruzione del PD ha più di un problema nel tornare in un PD un po’ più grande. Né credo che, anche alla luce dei risultati elettorali delle amministrative, vi sia un grande consenso per una sinistra che si fa centro, seppure cavalcando le spinte al plebiscitarismo. Benché credo che anche con chi sceglie percorsi diversi dai nostri sia giusto mantenere un dialogo e riproporre, anche ostinatamente, le ragioni che giustificano l’unità a sinistra, non mi illudo però che Vendola cambi facilmente strada. Ciò può avvenire solo se il percorso che ha scelto incontrerà seri ostacoli, tali da determinare una sconfitta di quell’ ipotesi politica. Questa previsione nasce da una considerazione. Nella parabola del vendolismo vedo molte analogie con quanto avvenne con la fine del PCI. Gli stessi argomenti: il nuovismo e la retorica dell’innovazione, l’enfasi sulla “sinistra di governo”. Le stesse pratiche: le inclinazioni plebiscitarie e maggioritarie, la spregiudicatezza della manovra politica. In entrambi i casi all’origine vi è una rottura con la propria storia che alla fine si traduce in una chiara propensione all’omologazione. Per questo la dinamica di tali processi tende ad assumere caratteri di “irreversibilità”. Una riflessione al margine su di noi: il PRC e la FdS. Di fronte all’evoluzione delle posizioni di SEL il miglior modo per rispondere è quello di affrontare di petto la questione, sempre più strategica, della costruzione di una sinistra di alternativa. In fin dei conti Vendola afferma che una sinistra con una sua visione della società e con una sua alterità non ha senso. La risposta che gli va data non può essere né ideologica né di principio, ma partendo dalla concretezza dei bisogni, dalla natura della domanda sociale e dalle forme di rappresentanza della stessa. Ciò che si è verificato nel paese in questi mesi, e penso alle importanti mobilitazioni sociali, ai risultati delle recenti elezioni amministrative, a quello che si produrrà in occasione dei referendum, insieme con le aggregazioni di forze che nei territori si sono formate, costituisce la premessa per la costruzione di una sinistra di alternativa dal basso, fortemente collegata ad una pratica sociale, portatrice di una proposta alternativa di uscita dalla crisi. Questa deve essere la nostra scommessa.

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27 commenti

  1. Antonio Falcone
    Vendola coerentemente porta avanti la sua strategia e cioè quella di creare una sinistra di governo all’interno del sistema capitalistico. Rifondazione Comunista dovrebbe portare avanti la sua strategia di alternatività al sistema capitalistico (difatti già insita nel nome). L’unica anomalia è il ponte e cioè la FdS che si pone l’obiettivo scellerato di creare una sinistra a sinistra del PD con il quale fare poi un accordo come fa nelle regioni, nei comuni e vorrebbe fare nel parlamento. Coerenza compagni, coerenza: 4 scissioni organizzate e migliaia di scissioni silenziose chiedono coerenza, coerenza, coerenza!

    • Che cosa vuol dire ANONIMO ma per piacere finiamola e dicxhiaratevi chi siete e senza VERGOGNA Basta queste sono posizioni mafiose Luigi Basagaluppi

  2. Fare accordi nei comuni, province e regioni ha una valenza volta alle persone che concretamente fanno parte dei rispettivi partiti. Mi spiego meglio. Da qualche parte vi sono persone del Pd che lavorano bene, idem per Sel e Idv. Dove i soggetti sono buoni e aperti a un dialogo costruttivo è giusto aprire tavoli di lavoro.
    Tutt’altro discorso per il livello nazionale, ovvero la linea guida del partito, nelle sue scelte e nella sua impronta culturale e politica rivolta all’intera nazione.
    Qui Sel è in forte difficoltà. Una deriva centrista (Sel apre volentieri all’Udc!!!) è palese; solo nel segno di poter governare, scendendo a patti anche rinunciando ai propri principi e valori.
    Vendola avrebbe maggiori consensi se rimanesse politicamente fermo a sinistra, ma in un partito “nuovo” senza identità e storia è difficile trovare una chiara collocazione…

  3. Il ridicolo è di chi ancora come Ferrero insegue SEL anzichè dedicarsi alla ricostruzione di una unica forza comunista che faccia dei contenuti e della loro reale esigibilità l’unico metro di giudizio delle alleanze a tutti i livelli senza farsi prendere dal terrore di non rientrare in Parlamento,visto che rientrarvi sottoscrivendo accordi capestro sarebbe solo la premessa del terzo suicidio,quello definitivo,certo come sempre gli eletti si salverebbero con l’ennesima scissione,ma questa volta molti elettori apriranno gli occhi prima ed è probabile che faranno in modo che in Parlamento non entri nessuno!

    • sono daccordissimo su questa posizione.

  4. SEL è un partito nato vecchio;provocato da un settarismo massimalistico largamente presente in Rifondazione Comunista,lega la sua esistenza alla personalità di Vendola.Una specie di Berlusconismo di sinistra.Nasce,però, fuori tempo perchè i risultati delle elezioni amministrative sembrano indicare negli italiani una preferenza verso l’impegno partecipato e non verso il leaderismo messianico.

  5. Grazie, chiaro il post, anche per la pacatezza dei termini usati e interessanti i commenti, per la definizione della questione.. (il che per una persona di sinistra confusa come me adesso non è poco..).
    Certo l’apertura all’Udc è dura da mandare giù! .. io vedo in Vendola più un (scusate la banalità) “volemose bene” -non dimentichiamo che proviene da Rifondazione ma è anche cristiano dichiarato-, che non una scelta politica definita e netta, mi pare che lui ami tutti o quasi come un San Francesco, partendo questo sì, dai più diseredati e discriminati. In questo senso mi ricorda effettivamente un po’ Veltroni… anche se sono certa che le sue intenzioni sono quelle di trascinare il PD un po’ più a sinistra di come sta ora..
    Mai dimenticare al di là delle posizioni partitiche, la composizione sociologica degli italiani (don Camillo e Peppone, il binomio DC/PCI degli anni 60-80, la presenza del Vaticano, le tante chiese…).
    Tanto si è detto della voglia di protagonismo e del leaderismo di Vendola, forse è vero, altrettanto si potrebbe pensare di Di Pietro. Il punto è secondo me che proprio perché a destra c’è (spero presto non ci sia più e i personaggi intorno a B. sono delle marionette) una personalità forte e mediatica, erano e sono necessari anche dalla nostra parte – che ci piaccia o no – leader “mediatici”, oltre ovviamente alle buone idee e alle buone pratiche.
    Penso comunque che se la FdS manterrà i suoi caratteri di sinistra-sinistra (senza settarismi e senza insulti per favore!!..) guadagnerà consensi, perché i guasti del capitalismo e la gigantezza dei problemi mondiali (ambiente, clima, energia, immigrazione ecc.) sono sotto gli occhi di tutti.. Mi scuso per la lunghezza, saluti

  6. Grande vendetta di PD e SEL dopo Napoli, a Milano inizia il Laboratorio…… Grande fiducia in Giuliano, non discuto i nomi che se scelti vanno bene, ma un appunto lo faccio, allla FDS non viene dato nessun incarico di rilievo (Basilio Rizzo non è della FDS, la Sonego unica nostra rappresentante) distribuiti incarichi a tutti a man bassa, meno che alla FDS, partito che ha appoggiato dall’inizio la tua candidatura sin dalle primarie, un partito che ha raccolto oltre il 3% viene ignorato, la vita politica non è fatta solo di posti ma anche di riconoscimenti, io credo che lasciare al palo una fetta importante di questa città sia un grave errore, un conto è il riconoscimeto di una legittimità politica un altro è marginarla, oggi non si è scritto una bella pagina politica, la vittoria non è stata così per tutti, ripeto NON SPARTIZIONE DI POSTI ma riconoscimento dei ruoli politici, la sensazione è che Milano sia diventata un laboratorio per qualcosa che ci vede esclusi a priori, basta leggere l’intervista di Vendola su Corriere della Sera e si capisce tante cose !!!!!!!!!!! ora mi incazzerò con i miei dirigenti che ritengo degli incapaci e poi mediterò su questa vicenda.

  7. (Voglio essere sincero ed esplicito: premetto che io sono di S.E.L., e credo profondamente che Sinistra Ecologia Libertà possa cambiare l’Italia.)

    “L’apertura” di Vendola più estrema, quella persino verso l’Udc è dettata dalla necessità oggettiva legata al fatto che, se si vuole essere alleati del centro-sinistra e quindi partecipare al governo del paese e non avere quindi la responsabilità di una vittoria della Destra, è imprescindibile allearsi col PD.
    E’ necessario poter participare alle primarie per la scelta del leader della Sinistra, per poter candidare una personalità che sia opposta rispetto ad un Bersani-candidato premier! (io, personalmente, vorrei Nichi Vendola… Che giudico un poltico ottimo e un uomo giusto) Ma nel PD si vorrebbe creare una vasta coalizione per cambiare dalla base le regole fallimentari dell’odierna politica, coalizione nella quale rientrerebbe anche il Terzo Polo (nonostante Casini e Fini abbiano già rifiutato la loro disponibilità a questo progetto).
    S.E.L. dovendosi inevitabilmente alleare alle elezioni politiche col PD (altrimenti vincerà un’altra volta Berlusconi senza nessuno che gli si opponga!!), non può spaventare i “moderati” del PD con dei veti su una vasta (e breve) alleanza…

    Ma forse dovremmo anche limitare queste letture in politichese….
    Io ritengo che sia possibile un’alleanza tra SEL e FdS.
    Guardiamo il nocciolo delle cose!

    Sinistra Ecologia Libertà prevede:
    – PACE
    – NON VIOLENZA
    – GIUSTIZIA SOCIALE
    – LAVORO
    – SAPERE
    – RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA E DELLA SOCIETA’

    Giudicate voi semplicemente se condividete queste idee e se le ritenete compatibili con le vostre…

    • penso sia il Vendola a non essere affatto d’accordo

  8. Non avete ancora imparato la lezione da queste amministrative? Agli elettori italiani non interessano i politicismi o gli steccati ideologici, ma preferiscono la consistenza e la concretezza di un rinnovamento portatore di una politica che non si basi anacronisticamente sui partiti, ma sui progetti.
    La creazione di un partito comunista unico non servirà a nulla.

  9. Davide Tazzi e Alessandro Panaroni: quella di Pegolo è un’analisi obbiettiva e “pacata”.

    Rispondere “opponendole” frasi sensazionaliste o “emozioni” farà anche effetto, su un’opinione pubblica addestrata da 30 anni di mass-media usati intensivamente in funzione qualunquista e deviante rispetto alle realtà concrete, ma di certo non aiuta a capire cosa succede, nè ad evitare per la terza volta in quindici anni la trappola dell’altalena in cui stanno cadendo anche gli elettori entusiasti di Pisapia: campagna elettorale di sinistra per andare al governo e fare cose se va bene di centro e meno di destra.

    Dalle mie parti si dice “al terzo piatto è ora di capire che è minestra e non pastasciutta”… (giusto per usare qualche frase “ad effetto”).

    Ma scendiamo nello specifico…

    Panaroni: i partiti rappresentano e propongono dei progetti, soprattutto quelli di sinistra, da sempre, e non degli interessi “di parte” nè la conservazione del ceto politico (ultrapresente comunque anche in SEL): Rifondazione ha un progetto, SEL ne ha un altro, il PD un altro ancora (centrista e confindustriale, ma è un’altra storia).
    Per il resto la concretezza non si dimostra con vuote frasi ideologiche sul “rinnovamento” e la “concretezza”, ma con le azioni, e finora SEL ne ha mostrate poche, e quasi tutte codine del PD.

    Nè aiuta sostituire i desiderata con le realtà (come gli elttori di sinistra fanno da orami trent’anni a fase alterne e su “progetti” – e relativi “leaders” – o specchietti per le allodole – alterni).

    Desiderata che finiscono per giustificare, come fa Tazzi, per esempio, tatticismi politichesi triti e ritriti (come quelli delle “grandi allenaze democratiche”) che hanno dimostrato più volte di non funzionare o di servire solo a un alternanza di governo senza alternativa reale nelle politiche (e che guarda caso arriva sempre e solo quando ci sono da gestire situazioni di potenziale dissenso sociale, come il passaggio all’euro, o le adesioni alle guerre della Nato o, per restare sull’attualità, la realizzazione dell’EXPO a Milano…).

    Entriamo poi nel merito delle “grandi parole” usate come “arieti retorici (e populisti)” per disarticolare le posizioni critiche altrui: “- PACE – NON VIOLENZA – GIUSTIZIA SOCIALE – LAVORO – SAPERE – RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA E DELLA SOCIETA’” sono tutte belle parole, ma dette così siginficano tutto e nulla…

    Io sono per i diritti dei lavoratori e non per il “Lavoro” detto così, in modo assolutamente generalistico, che può significare per esempio rinuncia a certi diritti in cambio di posti di lavoro…

    “Giustizia sociale” sì, ma realizzata come? Tramite una redistribuzione delle ricchezze usando varie leve (dalle fiscali al welfare, dai diritti alle leggi e alle riscritture democratiche dei codici civili e penali) o tramite l’assistenzialismo e il terzo settore…? Sono differenze non da poco, no?

    Stesso discorso per il “sapere”… Per tutti? A scaglioni sociali e a “canne d’organo”? Solamente inteso come investimenti nella ricerca e non nel sapere diffuso, magari solo con un occhio per quel “cognitariato” universitario e (giustamente se si intende lo studio comem investimento per un miglioramento individuale nella scala sociale) arrivista che pure forma gran parte dei “quadri” nazionali di SEL?

    “Pace”… appoggiando le ipocrite e criminali “missioni di pace” della Nato e dei capitalismi occidentali o tramite azioni di interposizione pacifica di base e di solidarietà attiva coi popoli? O magari tenendo il piede in due scarpe nella solita dicotomia “propaganda/azioni reali e concrete” che contraddistingueva già il PCI già dagli anni ’50…?

    “Non violenza” cosa significa? Non appoggiare i presidi antifascisti come ha fatto per esempio il Leoncavallo del coordinatore provinciale della Sel di Milano Farina perchè bisogna tenersi buoni i “benpensanti” (un altro termine assurdo e classista, un altro esempio di come la propaganda dei padroni abbia colonizzato anche i nostri discorsi, i nostri modi di ragionare…) della borghesia cittadina in vista della grande alleanza con cui abbiamo vinto le elezioni milanesi? (Grande alleanza che stiamo già pagando dando tutti gli assessorati chiave a rapresentanti della borghesia e dei poteri forti milanesi per assicurare che la torta dell’expo non venag tolta ai soliti noti…?)

    E anche sulla riconversione ecologica, ovviamente, bisogna scendere in concreto sulle proposte concrete: le “belle parole” servono solo per la propaganda e per gli atti di fede, e per le emozioni in piazza, ma per cambiare le cose serve ben altro, almeno per cambiarle dietro i palcoscenici dei teatri delle marionette che nascondono “le cose reali”.

    La cosa più “divertente”, poi, è che se guardi i programmi di Rifondazione e di Sel sono fondamentalmente uguali (negli enunciati: differiscono invece nelle proposte concrete, appunto).

    Scusate i toni e lo sfogo, ma mi sembra che la storia, e parlo di quella recentissima, non insegni proprio niente: si continuano a rincorrere gli stessi fuochio fatui che si rincorrevano prima senza neanche accorgersi di farlo…

    “Usciamo dal ‘900”, va bene, ma non per tornare all’800 liberista/liberale, per favore… (smantellamento dei partiti e delle organizzazioni dei lavoratori, partiti politici “nuovisti” composti di fatto da “maggiorenti” e loro gruppi di interesse e di riferimento e “massa informe non organizzata neanche tramite delegati”, smantellamento del welfare e ritorno alle opere pie di assistenza, censocrazia de facto, smantellamento dei contratti nazionali e caporalati vari, aseenza totale della dimensione di classe e “paura dei rossi” in nome del “benpensantismo” – sigh… – Prampolinismo spinto nella “predicazione” di massa dei nuovi e vari messianismi, etc. etc. etc….)

    Ditemi che è tutto uno scherzo, per favore…

    “No ma poi Berlinguer fa la rivoluzione…” (semicit.)

  10. @Flavio
    Il partito teoricamente ha il progetto, ma dalle belle parole alla messa in pratica c’è un mare. Vediamo Rifondazione, di cui fa parte del mio breve e orgoglioso passato politico, dove ha perso tante e troppe energie nelle guerre interne, dimenticando molto spesso la vitale importanza di specializzarsi sulle questioni. Assurdo.
    Le vecchie denominazioni di appartenenza politica (comunista, socialista, radicale, socialdemocratico) al giorno d’oggi non hanno più valore, perchè questi progetti hanno fallito e non sono più idonei ad affrontare il futuro.

    p.s.:se leggessi interamente il manifesto per sinistra ecologia e libertà forse non scriveresti tutte quelle supposizioni.

    • il commento qui sopra è il mio.
      Alessandro Panaroni

  11. Io faccio fatica a capire alcuni passaggi. il PRC spreca tempo ed energie per evidenziare la svolta moderata di vendola, per spiegarci come il progetto di SEL si limiti alla costruzione di una forza di sinistra all’interno di una coalizione di centro-sinistra. benissimo. ma invece la posizione del PRC. Perchè un tizio venuto dall’Uruguay, digiuno della situazione politica italiana, leggendo queste cose penserebbe che il PRC fosse un partito fortemente antagonista al centro-sinistra. La verità è quella di un partito che è dentro al centro-sinistra. E che quando si presenta da solo prende scoppole terribili. Perchè il risultato di Torino dovrebbe avere aperto un dibattito enorme, nel partito. Ti presenti nella Torino delle lotte contro Marchionne e contro La TAV. Ti presenti contro il PD del si al referundum sulla Fiat e si alla TAV. Lo fai schierando un sindacalista della FIOM e unenditi a Sinistra Critica. eppure fai un risultato da partito dei pensionati. Il dramma attuale del PRC è quello di non avere una linea chiara, di giocare con degli equilibrismi molto difficile, per i quali è facile schiantarsi. Il PRC ha scelto la politica del prendere schiaffii. non prendi voti nell’area del centro-sinistra, perchè nonostanti ti allei con loro sventoli ai quattro venti la tua diversità e la tua non appartenenza a quella area. Prendi schiaffi dall’area dell’antagonismo, perchè sei visto come l’alleato del PD

  12. Alessandro: non è che se prendi un partito come la Sel con posizioni moderate e “socialdemocratiche” e lo chiami “coso nuovo” cambia qualcosa oltre, appunto, alla denominazione.

    Poi, metodologico: non puoi dire “le belle parole” non servono a niente e dirmi “leggiti il manifesto della Sel”, che, come tutti i manifesti politici, rientra nella categoria delle “belle parole”: sono le politiche e le scelte concrete che determinano la realtà dei movimenti e dei partiti.

    A Torino Rifondazione ha preso una scoppola presentandosi contro il PD pro-Tav e pro-Fiat, ma la Sel si è presentata insieme ai pro-Tav e ai pro-Fiat.

    Al di là del risultato, l’ambiguità (a Torino e non solo, visto che la Sel ha fatto della scelta di alleanza col PD la sua scelta costitutiva fin dalla scissione dei vendoliani da Rifondazione) è tutta della Sel.
    E attaccare gli altri non la fa scomparire… 😉

  13. E appunto quella ambiguità mi fa “supporre”, al di là delle “belle” parole del manifesto della Sel, che le posizioni della Sel sono diverse dalle “belle parole” spese per promuoverle.

  14. Secondo me puoi creare maggiori difficoltà a quel PD che si schiera PRO-TAV e PRO-MARCHIONNE, quando sei dentro l’alleanza vincitrice, aprendo un confronto diretto; e, se un partito è politicamente dotato (non è il caso della FedSin), potrebbe avere la ghiotta possibilità di spostare l’ago della bilancia verso gli interessi dei lavoratori.
    L’opposizione che fa la Federazione della Sinistra è ingenua. La teoria del duro e puro di Ferrero si presenta poco affidabile e poco convincente.

    • Incredibile! Dopo i giri di valzer di bertinotti and co. osiamo riproporre la stessa minestra. Mi spiace,ma gli errori del passato ,forse,ci hanno insegnato quasi nulla.

  15. L’idea base costitutiva di Sel è proprio quella di influenzare il PD “da dentro”, ma guarda caso è la stessa idea base che Vendola e Bertinotti avevano dentro Rifondazione, la stessa idea per cui Rifondazione è stata in due fallimentari governi Prodi, la stessa idea che sono 15 anni che non funziona ma che ha portato a votare l’invotabile, come sta già succedendo, di nuovo, anche alla Sel, infatti.
    Dov’è il nuovo? Dov’è la “novità vincente”?
    L’unico effetto prodotto fino ad adesso è stato lo spostamento di una parte della sinistra su posizioni più moderate e l’esclusione dalla rappresentanza politica della sinistra radicale e delle sue posizioni, su questioni importanti come i diritti dei lavoratori e le future speculazioni sui territori.
    Che no verranno certo fermate dalla Sel, purtroppo.
    E Torino e Milano ne sono un buon esempio.
    La politica “dei 2 tempi” è fallimentare in partenza (ed era Bertinotti stesso a dirlo, qualche anno fa…), e spostare il PD un po’ più a sinistra quando è all’opposizione non è particolarmente difficile, visto che “fa gioco” per andare al governo.
    Per usare le tue parole, l’intera operazione Sel mi pare quindi “ingenua”: rischia parecchio di smuovere solo bei sentimenti e nuovi entusiasmi che finiranno immolati sui tavoli della real politik e dei governi: già fatto e già visto, ma vabbè.

    E rappresentare le posizioni di Riofondazione con un semplicistico “duri e puri” è davvero mistificatorio (=falso).
    Ci vuole qualcuno che ponga le questioni reali in termini reali e cerchi di costruire un’opposizione sociale e politica che non si basi sulle “belle parole” o sulle “belle narrazioni”, ma sulle questioni concrete degli sfruttamenti, delle speculazioni e delle ingiustizie reali, possibilmente senza tatticismi o ambiguità in cui Rifondazione si è persa più volte (anche per causa dei vari bertinottiani).

    Che il risultato elettorale non premi questa scelta è quasi ovvio, visto lo stato pietoso della coscienza e della conoscenza del reale nell’elettorato, e visti i 20 anni di continuo e martellante condizinamento alla politica immagine per distrarre dai problemi reali e al “voto utile”.
    E, specularmente, che sia la Sel a raccogliere il disagio della “sinsitra vaga e dispersa” grazie alla sua politica di immagine e di “belle parole” è altrettanto ovvio e altrettanto indicativo della pessima situazione in cui versa la sinistra oggi, purtroppo.

    (Ah, a proposito: la denigrazione dell'”altro” tramite la riduzione retorica “a ridicolo” delle sue posizioni non è un metodo che va tanto d’accordo con la sbandierata “non violenza” di Sel, e neanche con la “politica nuova, bella e disarmata”… Ma può anche darsi che la percezione che tu abbia di Rifo sia davvero qeusta, e allora ti invito ad approfondire un po’ di più le questioni in cui si definiscono le scelte politiche, economiche e sociali italiane, dal corridoio 5 alla destrutturazione in atto (in Italia dalla fine degli anni ’70) dello stato sociale (inteso non solo come welfare) e democratico in Europa.
    Preferirei discutere di queste cose e di come contrastarle nel concreto, piuttosto che continuare questa discussione che è la classica e oramai quasi bicentenaria discussione fra “via socialdemocratica oderata” e “via comunista radicale”, a riprova che di nuovo Sel ha ben poco.
    Le cose non sono mai cambiate solo tramite le rappresentanze parlamentari, senza una forza di massa organizzata dei lavoratori nella società, ed è questa che manca, oggi, e che sarebbe da ricostruire, ma non organizzata solo per portare rappresentanti nelle istituzioni!
    “Autorganizzazione e contropotere”…?

    • di ingenuo in tutto ciò vedo solo me stessa che ha creduto che Vendola potesse portare avanti in maniera più incisiva l’idea di una sinistra radicale.Oggi mi rendo conto che così non è stato e ciò che mi consola è di avere sempre (cosa che manca a molti)l’umiltà di dire”ho sbagliato”.

  16. fosse che Vendola cò tutti sti vogliamoci bene era meglio che diventasse prete?

  17. — Ampia la premessa e concordo con le conclusioni. -“Non ha senso l’alterità o una propria visione della società per la sinistra” dice Vendola?. Affari suoi e dei tatticismi che attiva per “partecipare” all’ennesima replica dello spettacolo. L’ideologia è il mezzo per leggere la realtà e pensare al suo miglioramento, ma è la pratica politica quotidiana che ci mette in gioco e ci fa capire la bontà o meno della nostra proposta. Siamo il volano di noi stessi e la nostra capacità di attrarre interesse (non solo della società ma anche di altre formazioni politiche) è pari alla determinazione che mettiamo nella nostra azione senza timori reverenziali verso nessuno, anche verso di noi. La portata dello scontro è epocale ed arretramenti tattici, sperando di farci meno male, non hanno senso. Si vuole emarginare Rifondazione e relegarla ad un ridotto ideologico? Facciano quello che vogliono, noi proseguiamo per la nostra strada nella società italiana con la determinazione e lucidità necessaria. –
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